3) Dostoevskij. La reazione dell'individuo contro il razionalismo.
In questa lettura sono presenti due fra le pi famose immagini
usate da Dostoevskij per indicare i pericoli per l'uomo insiti nel
razionalismo: il palazzo di cristallo e il tasto di
pianoforte.
F. M. Dostoevskij, Ricordi dal sottosuolo (vedi manuale pagine 218-
219).

 Direte che questo avveniva in tempi, relativamente parlando,
barbari; che anche il nostro  un tempo barbaro perch (sempre
relativamente parlando) anche adesso si ficcano spilloni addosso
alla gente; che anche adesso l'uomo, sebbene abbia imparato a
vedere in certi casi pi chiaro che nei tempi barbari,  tuttavia
ancora lontano dall'essersi abituato ad agire secondo i dettami
della ragione e della scienza. Nondimeno voi siete perfettamente
convinti che ci si abituer senza fallo, quando avr del tutto
perdute certe inveterate cattive abitudini, e quando il buonsenso
e la scienza avranno rieducata e orientata la natura umana in modo
normale. Siete convinti che allora l'uomo la smetter lui stesso e
volontariamente di sbagliare e, se cos si pu dire, per forza non
vorr porre a contrasto la propria volont coi propri normali
interessi. Di pi: voi dite che allora la scienza stessa insegner
all'uomo (sebbene sia secondo me cosa superflua) che lui in realt
non ha e non ha mai avuto una sua volont o un suo capriccio, anzi
non  altro che un arnese sul genere d'un tasto di pianoforte o
d'un pedale d'organo; e che per di pi al mondo ci sono anche le
leggi di natura; per modo che qualunque cosa faccia, non avviene
affatto per sua volont, ma di per s, secondo le leggi della
natura. Pertanto basta scoprire queste leggi di natura perch
l'uomo non debba pi rispondere delle proprie azioni e perch gli
diventi oltremodo facile il vivere. Va da s che allora tutte le
azioni umane saranno matematicamente calcolate secondo quelle
leggi, faranno una sorta di tabella di logaritmi, fino a 108.000,
e verranno inserite nelle efemeridi; oppure, meglio ancora, ci
saranno pubblicazioni benemerite, sul genere degli attuali lessici
enciclopedici, in cui ogni cosa verr calcolata e stabilita tanto
esattamente, che al mondo non si daranno pi azioni n avventure.
- Allora, - siete sempre voi che parlate, - si stabiliranno nuove
relazioni economiche, anch'esse belle e pronte e calcolate con
matematica esattezza, sicch spariranno d'incanto tutti i
possibili problemi, appunto perch ci saranno in serbo tutte le
possibili soluzioni. E allora costruiremo un palazzo di cristallo.
E allora... be' insomma, allora verr l'Uccello Kagan. Si capisce,
non si pu menomamente garantire (stavolta sono io che parlo) che
allora per esempio non si crepi di noia (perch, veramente, che
fare quando tutto sia gi calcolato sulla tabella?), ma in
compenso ogni cosa sar estremamente ragionevole. Per, che cosa
non fa fare la noia! Diavolo, anche gli spilloni d'oro si ficcano
per noia, ma questo sarebbe ancora niente. Il guaio  (son sempre
io che parlo) che magari allora gli spilloni d'oro, ho paura,
sarebbero addirittura i benvenuti. Giacch  stupido l'uomo,
fenomenalmente stupido. Cio, non che sia stupido, non lo  per
nulla anzi, ma  in compenso tanto sconoscente che a cercarne un
altro di tipi come lui non lo si troverebbe. Sicch io non mi
meraviglierei punto se, per esempio, senza sapere n come n
quando, fra questa futura general ragionevolezza saltasse fuori a
un tratto un qualche gentleman dalla fisionomia ignobile, o per
meglio dire retriva e beffarda, si mettesse le mani sui fianchi e
ci dicesse a tutti: oh, signori, non sarebbe il caso di dare un
calcio a tutta questa ragionevolezza, nell'unico intento di
mandare al diavolo tutti i logaritmi e di ricominciare a vivere al
nostro porco modo? E passi ancora, ma la cosa scuorante  che di
certo costui troverebbe dei seguaci: cosiffatto  l'uomo. E tutto
ci che per un motivo infimo, che, a quanto sembra, non vale
neanche la pena di rammentare: e precisamente perch l'uomo,
sempre e dovunque e chiunque fosse, ha amato agire come gli 
piaciuto, e niente affatto secondo gli dettavano ragione e
interesse; giacch si pu benissimo voler qualcosa a dispetto del
proprio interesse, e anzi talvolta si deve, positivamente si deve
(quest' una mia idea). E questa propria, libera e indipendente
volont, questo proprio, sia pur folle, capriccio, questa
fantasia, esasperata magari talvolta fino alla demenza, tutto ci
costituisce quel tale, sempre omesso, interesse degli interessi,
che non rientra in nessuna classificazione e che manda
costantemente al diavolo tutti i sistemi e tutte le teorie. Ma
donde hanno cavato codesti sapientoni che l'uomo ha bisogno di non
so che normale e virtuoso volere? Come mai si son ficcati in testa
che l'uomo non possa fare a meno d'una volont ragionevole e
consona al proprio tornaconto? L'uomo ha soltanto bisogno d'una
volont indipendente, gli costi questa indipendenza quanto pu, e
a qualunque punto debba menarlo. Ma poi, la volont, lo sa il
diavolo...
F. M. Dostoevskij, Ricordi dal sottosuolo, Bur, Milano, 1975,
pagine 45-46.
